Cosa succede nella regione etiope del Tigrè? La crisi spiegata in cinque punti con aggiornamenti.

Il tira e molla tra governo d’Etiopia, ribelli della regione del Tigrè e esercito eritreo è al centro dell’attenzione internazionale da quasi un anno. Ma cosa sta succedendo e come si sta sviluppando la situazione? Proviamo a spiegarlo in cinque punti.

  1. A luglio 2021 le forze militari dell’Eritrea presidiano il confine con Etiopia e Sudan. La mobilitazione dei militari è stata decisa per monitorare l’avanzata delle Forze di difesa del Tigrè (Tdf) che stanno avanzando in tutta la regione di Amhara e minacciano di marciare fino a Addis Abeba, capitale dell’Etiopia. Il governatore della Stato regionale dell’Amhara ha lanciato l’appello ai giovani della regione affinché prendano le armi per combattere contro i miliziani tigrini. I militari di Amhara sono legati all’esercito federale del governo di Addis Abeba e alle truppe alleate dell’Eritrea. Dopo la conquista di Macallè, capitale della regione del Tigrè, sono molte le regioni etiopi che hanno deciso di supportare l’esercito federale di Addis Abeba. Le Tdf sono il braccio armato del Fronte di Liberazione del popolo del Tigrè (Tplf). I leader del Tplf hanno dichiarato di non avere ambizioni territoriali e di volersi limitare ad indebolire il nemico anche allo scopo di scoraggiare possibili controffensive da parte dell’esercito nazionale federale. Molti analisti ritengono però che il vero obiettivo dei tigrini sarebbe quello di controllare il collegamento stradale e ferroviario tra Addis Abeba e Gibuti, che è la principale arteria commerciale etiope. La strategia, secondo alcuni osservatori, sarebbe quella a lungo termine di conquistare una posizione contrattuale più forte in un’eventuale trattativa per il cessate il fuoco con il governo federale, il cui vero obiettivo da parte tigrina è quello di ottenere il pieno ritiro delle forze eritree dalla regione.
  2. A giugno 2021, dopo sette mesi di conflitto, l’Eritrea ha iniziato a ritirare le sue truppe dal Tigrè. Il governo di Asmara ha preso la decisione su richiesta ufficiale arrivata dalle autorità di Addis Abeba. Il ritiro era già stato annunciato. Eritrea e Etiopia avevano a lungo negato la presenza di truppe eritree sul territorio etiope. Lo scorso marzo 2021 il primo ministro dell’Eritrea, Abiy Ahmed, ha ammesso la presenza dei militari nel Tigrè. Il 29 giugno 2020 il Tplf ha riconquistato Macallé, capitale dello Stato del Tigrè, oltre a altre città tigrine.

    L’alleanza di convenienza tra Etiopia e Eritrea


  3. A dicembre 2020 gli abitanti di Macallè, capitale della regione del Tigrè, sono scesi in strada per erigere barricate contro le forze armate eritree e le milizie amhara, alleate delle truppe federali etiope contro il Fonte di liberazione del popolo del Tigrè, che avrebbero fatto irruzione in città con centinaia di camion iniziando a saccheggiare le proprietà pubbliche. Le truppe dell’esercito etiope sono entrate il 28 novembre scorso nella capitale Macallè. E’ l’ultimo atto dell’offensiva lanciata il 4 novembre dalle forze federali contro le autorità dissidenti del Tigray. Lo annuncia il primo ministro etiope Abiy Ahmed in diretta sulla televisione di stato “Ebc”. Tutta la città, secondo fonti militari etiopi, era lo scorso anno sotto il controllo dell’esercito.
  4. A novembre 2020 la guerra civile in Etiopia nella regione del Tigrè rischia di estendersi ai Paesi confinanti. Razzi hanno colpito l’aeroporto di Asmara in Eritrea. La capitale dell’Eritrea, Asmara, è stata colpita da razzi provenienti dalla regione secessionista etiope del Tigray, impegnata da giorni in violenti scontri con le forze armate del governo centrale. Lo riferiscono fonti diplomatiche. Secondo fonti locali citate dai media, i missili hanno colpito l’aeroporto e un quartiere residenziale. Il leader del movimento di liberazione del Tigrè ha rivendicato il lancio di razzi sull’aeroporto della capitale eritrea.
  5. Il 4 novembre 2020 le forze armate dell’Etiopia hanno lanciato un’offensiva militare nella Regione dei tigrè trascinando, di fatto, il Paese in uno stato di guerra. Il premier Abiy Ahmed ha annunciato l’operazione durante un discorso televisivo. L’offensiva militare, ha spiegato il primo ministro, è stata autorizzata a seguito dell’attacco avvenuto nella notte fra il 3 e il 4 novembre contro il Comando delle truppe federali di stanza nel Tigrè. Le autorità di Addis Abeba hanno accusato senza mezzi termini e forze armate tigrine. Queste sono da mesi in aperto conflitto con il governo federale in seguito alle contestate elezioni regionali dello scorso settembre. Tanto da avere proclamato lo “stato di guerra” e hanno annunciato di aver sequestrato le armi in possesso del Comando settentrionale dell’esercito etiope

Di Barbara Ludovici

Sono Barbara Ludovici e sono laureata in Scienze Politiche, indirizzo politico – internazionale. perspectivesinternationales.com è il mio blog, con il quale comprendere il mondo attraverso la politica.